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La tempesta di Istanbul

Quando la natura si risveglia, è capace di distruggere in poco tempo, il lavoro che l’uomo ha completato in un’intera vita. Quella sera ad Instanbul fu l’uomo a distruggere il proprio lavoro, come avrebbe potuto fare solo la natura. La storia dei 360 secondi di blackout del Milan, nei quali i ragazzi di Ancelotti buttarono via la finale di Champions League.

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Sognando Istanbul
I ragazzi di Benitez dovettero partire da lontano, dai preliminari, nei quali ebbero la meglio degli austriaci del Grazer. Nel girone di qualificazione si qualificarono solo grazie alla differenza reti, nei confronti dell’Olympiakos. Agli ottavi di finale ebbero vita facile contro i tedeschi del Bayer Leverkusen, con tre reti segnate sia all’andata che al ritorno. Ai quarti incontrarono la Juventus, la partita si decise ad Anfield, dove i reds sconfissero i bianconeri per due reti a uno. Il ritorno si concluse a reti bianche, permettendo agli inglesi di raggiungere la semifinale, dove incontrarono il Chelsea. Bastò un gol nella gara di ritorno, sulla cui regolarità ci sono ancora dubbi.  Gli uomini di Ancelotti si qualificarono primi nel gruppo di qualificazione, davanti al Barcellona di Ronaldinho. Agli ottavi di finale i rossoneri incontrarono i red devils, vincendo uno a zero, sia all’andata che al ritorno. I quarti diedero vita al secondo derby europeo della storia, due a zero all’andata per il Milan, mentre la gara di ritorno fu sospesa al 73′ sul punteggio di 1-0 per i rossoneri. In seguito al lancio di oggetti e un fumogeno che colpì Dida, la UEFA assegnò al Milan il 3-0 a tavolino. In semifinale il diavolo incontrò gli olandesi del PSV, dopo il due a zero a San Siro, rischiò di buttare via tutto in Olanda, dove si fece recuperare il vantaggio, e solo grazie al gol di Ambrosini nei minuti di recupero raggiunse la finale. 

Atatürk
25 maggio 2005, allo stadio olimpico gli spettatori presenti sono 70mila, la maggior parte inglesi. Il Milan parte favorito, basta guardare le formazioni per capire il perché.  I rossoneri, in maglietta bianca, si schierano con Dida in porta, la difesa a quattro da destra a sinistra, Cafù, Stam, Nesta e Maldini. Il centrocampo a rombo con Pirlo vertice basso, Seedorf e Gattuso in mezzo e Kakà dietro alle due punte, Shevchenko e Crespo. I reds schierano Dudek in porta, la difesa a quattro con Finnan, Carragher, Hyypiä e Traoré. Il centrocampo a quattro con Gerrard e Xabi Alonso al centro, Luis Garcia a destra e Riise a sinistra. Kewell dietro l’unica punta Baros. 

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Lezione di calcio rossonera
Sono gli inglesi a battere il calcio d’inizio, ma è il Milan che solo dopo cinquanta secondi si porta in vantaggio. Kakà si invola sulla destra e subisce fallo da Traorè. Pirlo prima di calciare chiama lo schema numero 3, tutti si aspettano la palla in direzione della porta, ma il regista calcia verso il dischetto, dove c’è Maldini, che di destro al volo sblocca il risultato. I reds hanno l’unico sussulto dopo pochi minuti, quando Hyypiä scalda le mani di Dida con un bel colpo di testa. La reazione del Liverpool finisce in quel momento, da lì in poi sarà un monologo rossonero. Gli uomini di Ancelotti palleggiano con facilità, la palla si muove bene da destra a sinistra, Pirlo è libero di agire e verticalizzare su Kakà, che spacca sempre in due la squadra avversaria, con i suoi allunghi.  Al 13’ Luis Garcia salva sul palo il colpo di testa di Crespo, che aveva anticipato bene Gerrard. Dopo venti minuti Benitez è obbligato al primo cambio, Kewell lascia il campo per un problema muscolare, al suo posto Smicer, che si piazza sulla destra e Luis Garcia si posiziona dietro a Baros. Alla mezz’ora, l’ennesima azione personale di Kakà, che arrivato al limite dell’area serve Shevchenko sulla sinistra, l’ucraino trafigge Dudek. L’urlo resta strozzato in gola, il guardalinee ha alzato la bandierina. Fuorigioco. Dieci minuti più tardi, da un possibile rigore per il Liverpool, il Milan esegue un contropiede micidiale, con Shevchenko che servito sulla destra da Kakà, trova Crespo in mezzo all’area, il quale insacca il 2-0. La supremazia dei rossoneri è lampante, gli inglesi non sembrano in grado di reagire. Ad un minuto dal termine, gli uomini di Ancelotti decidono di concludere il primo tempo con la ciliegina sulla torta, altra uscita perfetta dal pressing dei reds, Pirlo per Kakà, che liberatosi dalla marcatura, offre un cioccolatino sui piedi di Crespo, che con un bellissimo tocco sotto supera Dudek. 3-0. L’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Ad entrambi gli allenatori Paolo Condò ha chiesto cosa dissero ai propri uomini durante l’intervallo. Benitez riferì che stava preparando il discorso da fare alla squadra sul due a zero, quando Crespo segnò il terzo gol, rendendo il suo lavoro ancora più complicato. Serviva un discorso sia tattico che emotivo. Chiese ai suoi uomini di segnare un gol subito, per mettere pressione ai milanisti e riaprire la partita. Convinto che solo l’impatto emotivo avrebbe potuto mettere in difficoltà quel Milan. Ancelotti invece confermò di aver detto tutto quello che doveva alla squadra, chiedendo ai suoi uomini di stare attenti, di cercare di dare il colpo di grazia alla squadra. 

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360 secondi
Il cambio tattico che stravolge la gara è l’inserimento di Hamann al posto di Finnan, il tedesco va a posizionarsi di fianco a Xabi Alonso, lasciando Gerrard libero di agire da trequartista. Nei primissimi minuti di gara sembra che nulla sia cambiato, il Milan continua a far girare la palla, dando l’idea di poter controllare l’andamento del match. Al 52’ i rossoneri hanno l’occasione che potrebbe chiudere definitivamente la gara, una punizione da distanza ravvicinata. Calcia Shevchenko, che sceglie la soluzione potente, ma Dudek salva i suoi. Al minuto 54, la bufera si scaglia sul Milan. Riise dalla sinistra pennella un crosso perfetto, sul quale si avventa Gerrard, lasciato colpevolmente solo in mezzo all’area. 3-1, i reds sono ancora vivi. Neanche il tempo di accorgersi del gol subito, che dopo due minuti Smicer trova l’angolino, con un tiro dalla distanza che sorprende Dida. «Miracle is possibile», dice il commentatore inglese. Quattro minuti più tardi Gattuso strattona Gerrard in area, l’arbitro decreta il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Xabi Alonso, Dida intuisce e para, ma non trattiene il pallone e lo spagnolo è il più veloce sulla ribattuta. L’immagine simbolo di quel momento è il tabellone: Milan 3 – 3 Liverpool

Murakami ha scritto: «Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato». La tempesta si conclude al sessantesimo, il Milan attraversa quell’incubo, ma i rossoneri non sono più quelli di prima. I reds si mettono sulla difensiva, mentre gli uomini di Ancelotti continuano a giocare la palla, cercando di non scomporsi e di riprende in mano la partita, ma qualcosa è cambiato. Le facce dei rossoneri sono la miglior prova per capire il loro stato d’animo, sono assenti, svolgono le stesse azioni di prima, ma non c’è più la stessa convinzione. Sembra che qualsiasi episodio, da lì in poi, possa essere favorevole agli inglesi, e così sarà. L’orologio scorre e la gara si indirizza verso i tempi supplementari. Al 86’ minuto Benitez inserisce Cissè per Baros, mentre Ancelotti sostituisce Crespo per Tomasson e Serginho per Seedorf. A due dal termine, su un calcio d’angolo Stam colpisce di testa, la palla raggiunge Kakà, che a pochi passi dalla porta non la indirizza quanto basta. 

Liverpool's defender John Arne Riise (L) and his team mate midfielder Steven Gerrard (R) celebrate their first goal during the Champions League final soccer match against AC Milan at the Ataturk Olympic stadium in Istanbul May 25, 2005. REUTERS/Dylan Martinez

Liverpool’s defender John Arne Riise (L) and his team mate midfielder Steven Gerrard (R) celebrate their first goal during the Champions League final soccer match against AC Milan at the Ataturk Olympic stadium in Istanbul May 25, 2005. REUTERS/Dylan Martinez

Supplementari
L’andamento della gara non cambia, il Milan controlla il gioco e il Liverpool si difende. Gerrard dà vita ad una prestazione monumentale, posizionandosi nel ruolo di terzino destro, col compito di limitare il più possibile Serginho. L’impegno e la dedizione del capitano dei reds sono qualcosa di meraviglioso. L’unica occasione nitida per il Milan capita sul piede destro di Tomasson, che servito da Serginho, calcia malissimo da ottima posizione. Nel secondo supplementare, Ancelotti si gioca la sua ultima carta, Rui Costa per Gattuso. A due dal termine arriva, come se ce ne fosse stato bisogno, un ulteriore segnale che l’ago della fortuna è totalmente dalla parte degli inglesi. Serginho pesca Shevchenko in area di rigore, l’ucraino colpisce bene di testa, Dudek para ma non trattiene, il numero 7 arriva per primo sul pallone e colpisce a botta sicura. Non si capisce come, ma il portiere polacco riesce a parare la conclusione.
Si va ai rigori, anche se il finale sembra già scritto.

Lotteria
Dopo una partita del genere non è facile presentarsi per calciare un rigore, allora ci si aggrappa a tutto. Ancelotti opta per incominciare con lo stesso uomo che aprì le marcature all’Ord Trafford contro la Juventus due anni prima. Serginho contro Dudek, ma si capisce subito che non è la stessa cosa. Il polacco ha deciso di utilizzarle tutte pur di vincere, e infatti incomincia a muoversi lungo la linea di porta. Il brasiliano parte, l’intenzione è quella di replicare il rigore contro la Juve, la direzione è quella, ma la conclusione è orribile, alta, fuori. Il ballo di Dudek funziona. Per i reds si presenta Hamann, Dida non balla, rimane fermo. Il portiere intuisce la direzione del tiro, ma non può nulla. Gol. Pirlo per il Milan, Dudek continua a muoversi, il regista si fa ipnotizzare dal polacco. Secondo errore di fila. Cissè è perfetto, palla da una parte e Dida dall’altra. Tomasson è il primo milanista ad avere la meglio contro Dudek. Riise calcia un rigore impeccabile, angolatissimo a fil di palo, ma Dida utilizza tutti i suoi centimetri per neutralizzarlo. Una boccata d’aria per i rossoneri, forse le cose stanno cambiando pensa qualche tifoso. Kakà batte Dudek e ridà fiducia. Smicer distrugge qualsiasi illusione spiazzando Dida. L’ultimo rigorista per i rossoneri è lo stesso di due anni prima, Shevchenko. Dudek riesce ad ipnotizzare anche lui, il tiro è totalmente differente da quello di Manchester, non c’è convinzione nel tiro dell’ucraino, come rassegnato ad un finale inevitabile. Dudek compie l’ultimo miracolo della sua serata. I tifosi del Liverpool esplodono di gioia, tutti i calciatori vanno ad abbracciare il portiere polacco.  Istanbul si tinge di rosso e parla inglese per tutta la notte, è la quinta Champions League per il Liverpool. Senza dubbio la più bella, la più sofferta, la più improbabile. 
Dominare 114, dei 120 minuti di una partita e perderla. Sembra impossibile, eppure è quello che successe quella sera al Milan. La notte della tempesta di Istanbul, la notte degli incubi per il popolo milanista. Una partita che può essere descritta con l’immagine del tabellone, quel 3-3 che non lascia spazio ad altro. Forse solamente ad una domanda:  «Com’è stato possibile?».

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Foto del profilo di Gezim Qadraku
Nato in una fredda sera di novembre a Prishtina, è cresciuto in Italia e ora risiede in Germania. Studia scienze politiche internazionali, ma non ha la più pallida idea di cosa fare nel futuro. Due grandi amori, il calcio e i libri.
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