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Il Caso – Icardi tra botta-risposta e strumentalizzazioni

Mauro Icardi, il capitano più contestato della storia dell'Inter: "galeotto fu quel libro e chi lo scrisse"

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Primo tempo di una gara casalinga giocata in una domenica pomeriggio di mezza stagione ipoteticamente simile a tante altre; è una giornata soleggiata e dal clima ideale quella che ispira il cielo azzurro sopra lo stadio Meazza in San Siro, dove l’Inter, formazione “padrona di casa”, affronta il Cagliari (nell’indimenticabile gara da «2-fisso» per Aldo in “Tre Uomini e una Gamba” alla voce rischi nella vita). Eppure qualcosa di storto c’è: il clima – questa volta non meteorologico – sugli spalti è cupo e tenebroso, all’orizzonte possono metaforicamente percepirsi lampi, tuoni e fulmini in attesa della tempesta; la tensione si taglia a fette… Ed è così per un solo motivo, ben preciso: l’attuale capitano della squadra (forse “reggente”, chi può saperlo…) Mauro Icardi ha deciso di “delegittimarsi”, colpendo in modo basso e goffo i soggetti del tifo organizzato nerazzurro – molti dei quali, sentendosi offesi e chiamati in causa, palesano forte desiderio di difendere le proprie posizioni e contestare – a causa di alcune frasi forti scritte dall’attaccante, o da chi per lui, all’interno di un capitolo dell’autobiografia dal titolo ”Sempre avanti“, presentata l’11 ottobre, in merito al celebre episodio di Sassuolo – Inter 3-1 del 1/2/2015 in cui Mauro affrontò verbalmente i tifosi della curva a fine gara. Le parole in questione, secondo i piani alti della Curva Nord del Meazza, sono frutto di invenzione o rivisitazione falsa da parte di Maurito. Il grande dilemma sui motivi che abbiano spinto il bomber di Rosario a pubblicare talmente a cuor leggero contenuti così netti in un libro ora disponibile al grande pubblico resta enigmatico, così come quello per il quale la Società (operativamente esiste? Se sì, dove si trovava prima del lancio sul mercato dell’autobiografia?) non sia intervenuta preventivamente, analizzando i contenuti che il proprio attuale capitano intendeva esporre, raccontandosi a fondo.

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IL MOMENTO TOPICO

Minuto 25′ della prima frazione di gioco, match fermo sullo 0-0; Icardi viene sfiorato nell’area di rigore della formazione rossoblù dal difensore del Cagliari Bruno Alves a palla ormai lontana e cade rovinosamente. L’azione della formazione sarda stava ormai ripartendo, quando il direttore di gara Valeri, su evidente suggerimento di Rizzoli, nell’occasione giudice di porta, assegna un discutibile e generoso calcio di rigore all’Inter: dopo le immancabili proteste, senza apparenti titubanze decide di presentarsi dal dischetto proprio il capitano, che il rigore se lo è guadagnato; l’apice emotivo è immortalato in quell’istante, considerando l’atmosfera surreale che si respira nell’arena mentre Icardi si accinge a preparare la rincorsa: la Curva Nord fischia furiosamente colui che è stato uno dei maggiori beniamini fino a pochi giorni prima ma che ha insultato pesantemente ed incessantemente dall’inizio della partita fino a quel momento, pur non facendo mancare il proprio tifo al resto della squadra, mentre gli altri settori dello stadio, più consistenti ma assai meno chiassosi, incoraggiano l’attaccante al grido di: «Mauro! Mauro! Mauro!» che tanto ricorda l’Hispanico dell’indimenticabile capolavoro cinematografico ”Il Gladiatore“. MI9 sembra avere uno sguardo di ghiaccio, ma la realtà non è quella ed emergerà da lì a pochi secondi. La rincorsa è un vortice pauroso di emozioni per chiunque abbia l’Inter nel cuore. Parte il tiro: è fuori. A lato della porta di Storari. Silenzio. Ghiaccio. Delusione. Incredulità. La curva che quasi gode all’errore del proprio calciatore nell’occhio del ciclone, il resto del Meazza che rimane gelato in un’atmosfera di paralizzante compostezza che pure il centrale di Wimbledon si sognerebbe il giorno della finalissima del torneo. A quel punto, due tifosi su tre (fra cui il sottoscritto) nel brusio generale avranno pensato frasette del tipo: «Ma è possibile che non ci si arrivi che oggi, con questa atmosfera, il rigore dovesse tirarlo un altro e non proprio lui? Chi ha deciso di mandare lui dal dischetto? Chi non si è assunto la responsabilità di far calciare un altro?» sono alcune di quelle domande retoriche alle quali nemmeno i muri si azzarderebbero ad abbozzare risposta ed è l’inizio della fine della bella giornata soleggiata dal clima ideale per giocare a pallone per i colori nerazzurri. Provare a fare la cronaca del match, oltre che a perdere focalizzazione sull’obiettivo, diventa un vano esercizio di masochismo. Chi ha visto la partita sa perché è terminata con quel risultato. Vale solo la pena aggiungere un particolare non di poco conto: da quel momento in poi, la prestazione di Maurito è stata uno strazio, nonostante un piccolo segnale di speranza; dopo l’errore dal dischetto, il pubblico “amico” ha continuato ad incoraggiare il numero 9 con una buona dose di applausi, partiti spontanei poco dopo il silenzio assordante del Meazza.

LE PAROLE DELLA DISCORDIA

In merito al famoso Sassuolo – Inter, Icardi sostiene: « […] Ho trovato il coraggio di affrontare la Curva a fine gara, insieme a Guarín. Mi tolgo maglia e pantaloncini e li regalo a un bimbo. Peccato che un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: ‘Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti’. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo. […]»

Le conseguenze: « […] I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene,registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo […].“ Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce […] “Una settimana dopo, un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. Io risposi così: “Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao”. ».

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È naturale che parole analoghe possano stimolare il “toro – curva” nella corrida delle emozioni dei tifosi. Altrettanto evidente risulta la contesa a chi sia il più impulsivo ed il più ingenuo tra Icardi stesso e alcune delle frange accese della tifoseria. In questa clima polemico dialogicamente basso da galli nel pollaio che cosa, però, viene veramente meno? Il pensiero alle azioni positive da compiere per il bene della squadra! Sembra quasi che nessuno si preoccupasse del rischio che l’Inter uscisse clamorosamente sconfitta in casa propria dal Cagliari, anche a causa del clima surreale venutosi a creare.

LA CRONISTORIA DI DOMENICA

La risposta della Curva Nord alle parole di Icardi pubblicate nell’autobiografia non si fanno attenere; si diffondono nel corso della mattinata, sono pesanti e vengono confermate da alcuni striscioni censurabili presenti allo stadio nei confronti dell’ex beniamino:

«Alziamo le mani in segno di resa. Allucinante. La prima domanda che viene da farsi è: ma perché? Perché tante fantasie, inesattezze, squallide finzioni. Perché? Siamo sbigottiti, amareggiati, allibiti. Capita sotto mano il libro di Icardi.. Follia pura. Mitomania. È una situazione strana, grottesca, ridicola. Autobiografia di un ragazzo di 23 anni. Già questo dà da pensare.. Bugie. Bugie. Bugie. Fango per farsi ‘bello’, contro di Noi. Icardi è bugiardo quando racconta dell’episodio di Sassuolo. E ci piacerebbe non rivangare quella giornata dove i suoi compagni di squadra erano arrivati a prenderlo per il collo pretendendo da lui un atteggiamento meno arrogante nei confronti del popolo interista. Ma non perché la Curva è da temere, la Curva è semplicemente da rispettare. Nessuno deve avere paura di nessuno, basta avere la coscienza pulita, essere onesti, primariamente con se stessi. Parla di bambini, s’inventa un episodio mai avvenuto per mostrarsi superiore a noi; come se non fosse sotto gli occhi di tutti che siamo l’unica Curva che ai bambini fa fare addirittura le coreografie. Come se chi c’era si fosse dimenticato di come sono andate realmente le cose e di chi ha provocato chi. Non vogliamo cadere nel triste e completamente fuori luogo teatrino di Icardi su chi si mostra più malandrino. Ed è patetico leggere certe cose.. parlando di noi: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. […] Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Commentiamo? Meglio di no.. Ci chiediamo come mai, quando scrive dei confronti con la minacciosa Curva Nord, si dimentica di raccontare di quando, sperando di trasmettergli la passione che contraddistingue il nostro essere, gli abbiamo chiesto di trovare un’oretta di tempo per passare al Covo, dove tutto nasce, per provare a capire veramente cosa c’è dietro a quei novanta minuti di gioco dove dovremmo essere tutti uniti. Icardi purtroppo non sa cosa sia il rispetto. Nella sua testa, evidentemente, qualcosa gira all’incontrario. In fondo abbiamo sempre voluto credere che fosse un bravo ragazzo, giovane, un po’ pirla (come tanti), a tratti eccessivo, a volte inopportuno, ma comunque una presenza pulita. Adesso come facciamo? Come possiamo comportarci? Sarebbe forse più comodo riderci su, bisognerebbe piangere, di sicuro non possiamo far finta di niente. Perché tutte le falsità concentrate in quelle tre pagine di libro sono inaccettabili. Ci dipinge come oscure figure minacciose che ruotano intorno all’ambiente Inter pretendendo chissà cosa. Quando l’unica cosa che chiediamo è impegno ed onestà. Perché tifiamo Inter da prima che Icardi nascesse, perché l’Inter per noi è un conto in banca a perdere, non certo un rinnovo di contratto all’anno a suon di milioni.. Ma come si fa a dar credito ad una persona che scrive: “Se siete dei veri tifosi dovete applaudire quando si vince ma anche quando si perde”.. Quando è alla luce del sole ed inappuntabile il fatto che la Curva Nord, a costo di incorrere nei mugugni del resto dello stadio, da sempre ha come priorità quella del sostegno costante alla squadra a prescindere dal risultato. Attenuanti? Nessuna. I bonus sono finiti. Noi non pretendiamo di essere capiti, adulati od accettati. Noi siamo Ultras. Siamo irrazionale passione. Non siamo Angeli, né tantomeno diavoli. Siamo il Cuore che tutto Dona per la Follia di un Incondizionato Amore. Però un concetto dovrebbe essere chiaro a tutti: il capitano dell’Inter non può permettersi tali dissennate uscite. Un individuo del genere non può indossare la fascia di capitano. A prescindere dal nostro pensiero, esulando dalla nostra presa di posizione. L’Inter non lo merita. Scritto ciò, per essere chiari, specifichiamo: Icardi con Noi ha chiuso. Togliti la fascia pagliaccio.»

A queste parole, Icardi, nelle ore precedenti al match, risponde pubblicando su Instagram il seguente messaggio di sfogo:

«Cara Curva Nord, sono sorpreso e dispiaciuto.

Sorpreso perché relativamente all’episodio di Reggio Emilia ho semplicemente riferito di come, complice l’adrenalina post-partita ed il cattivo momento che stava attraversando la squadra, “a caldo” ho perso la testa. Volevo semplicemente rendere l’atmosfera di quell’episodio. Tanto è vero che nel libro ho aggiunto che avevo sputato fuori frasi esagerate (ed il verbo sputare già rende l’idea di quanto inopportuna fosse stata la mia reazione). Riguardo al discorso degli assassini dall’Argentina, siccome da più parti mi continuavano a ripetere che mi sarei ritrovato degli esagitati sotto casa (nota bene: non la Curva Nord, degli esagitati) ho pronunciato quella frase: ma nella biografia ho anche detto “avevo usato parole minacciose contro la tifoseria e non avrei dovuto farlo”.

Sono dispiaciuto. Dispiaciuto per questo polverone che si è creato, Ho semplicemente raccontato un episodio seguendo i miei ricordi. Oltretutto se uno avesse un minimo di sale in zucca non rischierebbe di offendere la propria curva, strategicamente se fossi stato in mala fede avrei usato parole accattivanti nei vostri confronti. Non l’ho fatto perché nessuno voleva offendere o mancare di rispetto a nessuno.

La fascia da capitano rappresenta la realizzazione dei miei sogni di bambino, la gioia che ho donato prima di tutto alla mia famiglia e poi a me stesso.

Siete Voi che io cerco ogni domenica appena faccio gol, è il Vostro abbraccio che io cerco per primo. perché io amo l’Inter. Fra pochissimo scendero’ in campo quindi non posso più dilungarmi. Spero che avrete compreso quanto importanti siete per me e quanta stima e quanto Amore nutra per Voi anche se deciderete di fischiarmi. Vi chiedo solo una cosa da Capitano: state vicini all’Inter come avete sempre fatto, io e i miei compagni abbiamo bisogno di Voi.

Con affetto Mauro»

La partita va come è andata e la Società, attraverso le parole del d.s. Ausilio a Sky Sport, fa il punto della situazione nel dopo gara:

«Caso Icardi? Oggi sarebbe stato meglio dedicarsi solo alla partita. La prima cosa che faremo sarà capire cosa sta succedendo. Domani saremo insieme alla squadra, come sempre, perchè dobbiamo stargli vicino dal punto di vista sportivo. Per quanto riguarda Icardi, lo incontreremo e capiremo con lui quello che è successo. Abbiamo bisogno di parlare con lui, siamo una società e facciamo tutto insieme. Le dichiarazione di Zanetti non sono estemporanee, non è solo il suo pensiero. E’ il pensiero della società. Ci siamo confrontati prima della partita, lo faremo anche domani e prenderemo la decisione migliore. Io pensavo che a 23 anni non si potesse fare un’autobiografia, lo sto scoprendo adesso…Avremmo dovuto leggerla prima? Non ero neanche curioso di leggere il libro, io mi occupo di altro, non tocava a me. Stamattina mi sono interessato e ho letto. Tirare fuori sciocchezze del passato è stato sbagliato, e anche tirarle fuori in modo non veritiero. Al di là di questo rimane il fatto che Icardi ha fatto una sciocchezza. Domani capiremo con lui cosa l’abbia portato a scrivere certe cose. E’ una cosa che potrebbe portare a qualunque epilogo. Noi abbiamo il dovere di capire, ma ha creato un clima stranissimo allo stadio che non ha giovato nè a lui nè alla squadra. E il nostro intresse è tutelare la società e la squadra. Faremo la cosa migliore, serve il supporto anche dei tifosi. Un club con una storia come l’Inter ha ottenuto ciò che ha ottenuto grazie al rispetto di tutte le componenti, e le vittorie sono arrivate quando tutti andavano dalla stessa parte. Troveremo la soluzione giusta per il bene dell’Inter. Insieme verremo fuori da questo momento difficile, e se non sarà così sarà per la colpa dell’egoismo di qualcuno che ha prevalso sul collettivo, e non possiamo permetterlo.»

Nel frattempo un’importante fazione di tifosi nerazzurri non del tifo organizzato si schiera a favore di Icardi attraverso il seguente comunicato:

«Noi tifosi interisti e uomini di buon senso ripudiamo le aberranti gesta della curva nord del giorno 16/10/16 ai danni del calciatore Icardi Mauro, dal comunicato mattutino ai disordini serali. Riteniamo che sia INACCETTABILE attaccare con quei toni un tesserato della NOSTRA società, nonché nostro giocatore simbolo e capitano, semplicemente perché ha riportato la sua versione degli avvenimenti di Reggio Emilia del 01/02/15 al termine della partita Sassuolo-Inter, versione tra l’altro confermata da testimoni oculari e da registrazioni televisive. Riteniamo che il ragazzo sia stato imparziale nella sua esposizione, sottolineando i suoi errori, scusandosi per la frase estremamente discutibile pronunciata dopo i fatti di Reggio Emilia e spiegando la stessa, sottolineando come non fosse sua intenzione colpire l’istituzione della curva nord, bensì gli ipotetici squilibrati che sarebbero potuti andare sotto casa sua (cosa che alla fine, purtroppo, è accaduta). Chiediamo inoltre ai signori Ausilio Piero e Zanetti Javier Aldemar e alla società tutta di rivedere le posizioni espresse nel post partita di Inter-Cagliari. Noi amiamo veramente l’inter e non vogliamo che simili atti minino il buon nome della squadra che amiamo. Forza Inter sempre, i tifosi». 

La Curva Nord, tuttavia, puntualizza il proprio messaggio, rincarando in parte la dose e mantenendo un clima di rottura al momento insanabile con l’attuale capitano:

«Partiamo con una puntualizzazione necessaria: in molti non hanno voluto capire il motivo della nostra presa di posizione. L’episodio della maglia regalata e da noi strappata ad un bambino – raccontato nel libro di Icardi – è frutto di fantasia. È un falso. È un’invenzione. Recepire questo concetto, nemmeno troppo difficile da verificare, avrebbe aiutato tutti. Prima ancora delle minacce di morte scritte (che, fossimo stati noi a farle, per la buona regola del “2 pesi 2 misure”, avrebbero significato diffide e, probabilmente, una cella). Ed invece no. Ci si è incastrati in un ‘testa a testa’ Curva contro Icardi basato su altro. Per finire poi con un classico e sempreverde ‘gli ultras sono il male del calcio’. Icardi ha chiesto scusa per aver esagerato nei toni, non per i contenuti. Icardi continua a sostenere quindi, in maniera vigliacca, la tesi di un capo Ultras che si getta su un bambino. 

Non ritorneremo più su questo punto. Chi vorrà quindi continuare ad utilizzare prospettive distorte e fittizie è per noi libero di farlo, consapevole però di crogiolarsi in una dimensione non appartenente alla realtà. 

Fascia da capitano. Per noi, come per chiunque altro (speriamo), il capitano dell’Internazionale dovrebbe essere un Simbolo. Esperienza, Carisma, Umiltà, Serietà ed Intelligenza. Picchi – Facchetti – Mazzola – Bergomi – Zanetti… Praticamente l’antitesi di Icardi. Il comunicato della Società Inter non può quindi trovare il nostro accordo. Lo capiamo. Nelle logiche, nelle motivazioni. Ma non possiamo accettarlo. Non siamo però noi a dover decidere. Ad ognuno il proprio ruolo. L’abbiamo sempre chiesto. Com’è giusto che sia. Anche se crediamo che una Società come l’Inter, esulando dal nostro pensiero, non dovrebbe permettere ad un individuo come Icardi di indossare la fascia da capitano. Non perché lo dice la Curva, semplicemente per Etica e Rispetto. La nostra Storia, onestamente, meriterebbe qualcosa di meglio..

Adesso però basta. Andiamo oltre a tutto e a tutti. E soprattutto a chi ha perso l’ennesima occasione di stare zitto. Tassativamente. Icardi è un capitolo chiuso. Non ne vogliamo più parlare né sapere nulla.

NON E’ IL NOSTRO CAPITANO. NE’ ORA NE’ MAI.

La Curva farà la Curva. Come ha sempre fatto. Già a partire dalla partita di Europa League di giovedì. Prepariamo la Voce, scaldiamo il Cuore. Le mani verso il cielo, l’Inter ha bisogno di NOI.

CURVA NORD MILANO 1969»

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In serata, infine, un noto opinionista dell’emittente televisiva Italia7Gold comunica di essere stato testimone oculare di un gruppo di una quarantina di soggetti pericolosi che avrebbero cercato di aggredire Icardi nei pressi della propria abitazione, con striscioni negativi, cori e intimidazioni. La società smentisce categoricamente quei fatti nelle ore a seguire la deprecabile vicenda.

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LE RESPONSABILITÀ

Sono di entrambe le parti in causa: Mauro e Società. Il primo nella giornata di lunedì, all’indomani della sconfitta contro il Cagliari, è stato richiamato all’ordine, con la comunicazione del pagamento di un’ammenda interna, anche se la sua posizione di capitano della squadra non è stata messa in discussione, pertanto Icardi resta con la fascia al braccio, come ufficializzato dalla Società, per una mossa salomonica e conciliante che punta a ricucire le fratture tra l’argentino e la parte più accesa della tifoseria. 

“F.C. Internazionale – si legge nella notaa seguito dell’incontro avvenuto questa mattina tra i dirigenti e Mauro Icardi, comunica che per il capitano nerazzurro sarà applicata la sanzione prevista per aver violato il Regolamento Interno del Club, sottoscritto da ogni giocatore.”

Su Inter.it anche le parole del 9 nerazzurro: “In questi due giorni ho vissuto una parentesi triste della mia storia nerazzurra, ma in una famiglia – e mi hanno sempre insegnato che l’Inter prima di tutto è una grande famiglia – i momenti difficili o le incomprensioni possono capitare. Tutto nasce da una pagina del mio libro, che probabilmente è stata buttata giù troppo d’istinto. Una pagina dove alcuni toni sono inappropriati e sono davvero dispiaciuto che ci siano andati di mezzo proprio i tifosi dell’Inter. Questo ha offeso tanta gente, ma bisogna guardare sempre avanti e, se si può, fare di tutto perché le cose tornino al proprio posto. Per questo mi scuso e mi impegnerò perché queste pagine non ci siano più, in modo che nessuno possa sentirsi offeso, tradito e minacciato. Oggi ho parlato con la Società, abbiamo chiuso questa brutta parentesi e, tutti insieme, abbiamo un solo obiettivo: il bene dell’Inter, perché niente è più grande dell’Inter. Per questo motivo ho accettato ogni decisione del Club. In futuro cercherò di essere molto più attento, cosa che il mio ruolo nella squadra impone. Ora, uniti più che mai, prepariamo i prossimi impegni con la massima determinazione”.

L’errore di alcuni responsabili della società, invece, è stato non aver controllato i contenuti del testo edito dal rosarino, esponendo non solo il calciatore ai rischi ambientali non indifferenti poi emersi, ma anche l’Inter stessa a rischiare una sorpresa brutta e beffarda poi affiorata. Tale meccanismo di controllo interno e di autotutela, di fatto, non è funzionato, ammesso che fosse contemplato dalla dirigenza.

STRUMENTALIZZAZIONI

Per un tifoso interista equilibrato ed orgoglioso della Storia del proprio club è comprensibile rimanere attoniti per l’episodio superficiale e spiacevole, ma soprattutto per un alto livello di strumentalizzazione avvenuto nella serata di domenica e nella giornata di lunedì da parte degli organi di stampa, come se si trattasse di un caso da interrogazione parlamentare. Le opinioni si dividono, come è giusto che sia, ma i toni che non possono piacere ed essere ritenuti giusti sono quelli “qualunquistici” che arrivano da vari personaggi del pianeta calcio. I pareri autorevoli, benché magari fuori luogo, si ascoltano sempre con una certa attenzione e curiosità, quelli meno significativi, specie se arrivano da soggetti che pensino di essere i depositari della “verità assoluta”, diventano stucchevoli e quasi censurabili, perché privi di una misura e di quel senso critico che è parte nobile della dialettica. Quando viene meno la misura, un contenzioso non può che uscirne ingigantito e, se il conflitto in questione è veramente poco significativo, i risultati della polemica possono essere imbarazzanti, per non dire offensivi, nei confronti dell’intelligenza delle persone. Ognuno è naturalmente libero di commentare tali episodi come meglio creda, ma è coerente dire che nella vicenda siano stati esageratamente esasperati fatti sicuramente non piacevoli, ma nemmeno gravi al punto da instaurare un clima fortemente inquisitorio, soprattutto dal momento in cui è sfuggita l’essenziale importanza che deve avere il bene comune dell’Inter, che passava esclusivamente dalla conquista dei 3 punti contro il Cagliari. La gara di domenica, tuttavia, racconta che di punti ne sono arrivati 0, con le immaginabili conseguenze che in seguito ad un tonfo interno contro una medio-piccola subentrano…

… Sebbene il pensiero ad Aldo Baglio – già citato in precedenza – sappia sempre regalarci un sorriso quando si pensi ad Inter-Cagliari …

La sterilità della polemica non fa il bene dell’Inter. Il mio modesto personale appello ai tifosi è quello di rimanere estranei all’accaduto, sebbene in cuor proprio ognuno abbia una sua rispettabilissima opinione, e di concentrarsi sulla squadra. Si eviti di fare a gara di impulsività e di dichiarazioni che possano suonare come poco intelligenti. L’auspicio è quello che le parti – calciatore, società e tifosi – tornino a collaborare in sintonia. Quella sintonia persa dopo un’estate tormentata ma riconquistata definitivamente dopo l’impresa compiuta contro la Juventus, anche grazie ad una prestazione monstre di Maurito, e sancita dal rinnovo di contratto fino al 2021 firmato ad inizio ottobre dall’attaccante.

Il bene dell’Inter è la priorità e nelle ultime ore sembra che troppi tifosi non stiano badando a quello. Il Caso – Icardi ha in parte offuscato le difficoltà della squadra e in parte le ha ingigantite, a seconda delle opinioni e dei commenti, ma chi ama l’Inter non si faccia ingolosire dai toni bellicosi di inutili polemiche e continui a sostenere il club con passione anche nelle difficoltà.

Evitiamo di scagliarci tra fratelli per ripicche personali. La si ami, l’Inter, con l’equilibrata follia che contraddistingue i cuori ed i colori nerazzurri.

Foto del profilo di Francesco Pasanisi
Classe ’91, nato a Parma, studente di Ingegneria Gestionale tremendamente appassionato di calcio e dal cuore nerazzurro. Nel tempo libero amo scrivere per diletto, leggere e informarmi sul mondo, nonché giocare a tennis. Ho un debole per la cultura, in ogni suo aspetto.
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