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Kevin Sabatucci, un ragazzo speciale all’inseguimento di un sogno

Kevin Sabatucci è un ragazzo di Ascoli Piceno, cresciuto con il mito di Marco Simoncelli e il sogno di diventare un grande pilota. Il destino lo ha messo a dura prova, ma Kevin alla fine ce l'ha fatta. Questa è la sua storia.

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Ogni mattina, tutte le persone si svegliano, chi per andare a lavorare, chi verso la scuola, chi – semplicemente – perché non può dormire tutto il giorno. Ogni uomo si sveglia, dopo una notte di sonno, di sogni, di pensieri su come sia la propria vita, di idee su come cambiarla, la propria vita. Succede a tutti, in diverse misure; ma quando hai 12 anni le tue preoccupazioni sono differenti. Pensi a divertirti, a volte alla scuola, alle prime ragazze ed alle tue passioni, ai tuoi sogni. «Da grande voglio diventare…» è il primo pensiero di ogni bambino, che con la mente immersa nelle proprie idee si immagina da grande nelle vesti del proprio idolo, che si tratti di Cristiano Ronaldo, Lebron James, Valentino Rossi o chicchessia.

Kevin, nel 2011, ha proprio 12 anni e tra i suoi, di pensieri, ce n’è uno fisso: le moto. Quelle moto su cui, in formato mini, salì per la prima volta a 7 anni, per non voler scendere più. È un giorno di settembre e Kevin si sveglia, sapendo che quel giorno andrà a vedere una gara di Kart. L’entusiasmo è tanto ed in cuor suo Kevin spera che quel pomeriggio anche qualcuno dei suoi idoli sia in circuito a girare. Speranza accolta e l’incontro è di quelli che valgono tanto. Marco Simoncelli, campione del mondo 250 nel 2008 e pilota Motogp con il team Gresini è lì, che si diverte con i go kart come se fosse un bambino, un Kevin qualsiasi. L’emozione è enorme e la tensione palpabile, ma Kevin, in una pausa dei turni, si avvicina a Marco chiedendogli una foto. Simoncelli sorride e concede pure un autografo. «Corro in moto anch’io» si lascia scappare il giovane Kevin e Marco, quasi sorpreso, ha una promessa: «La prima volta che vieni a correre dalle mie parti chiamami che ti vengo a vedere». «E io ti porto un piatto di olive all’ascolana», la pronta risposta di un ragazzino che non crede alle sue orecchie, ai suoi occhi, a tutto quello che in un giorno sta succedendo.

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Olive all’ascolana. Kevin è di Ascoli Piceno, le olive per gli ascolani sono come il thé per gli inglesi e la promessa reciproca è ormai cosa fatta. Ma sia Kevin che Marco non sanno che il destino, quel destino che furbescamente ha incrociato le loro strade in un caldo giorno di settembre, si sta prendendo beffe di loro. Simoncelli, pochi giorni dopo, si metterà in viaggio per la trasferta asiatica di Motogp. Un podio, un grandissimo, stupendo, incredibile secondo posto a Philipp Island dietro solo al padrone di casa Casey Stoner è il preludio del weekend di Sepang e Marco è convinto di vincere, in Malesia. Ma Marco non sa che lui, Kevin, non lo vedrà mai correre. La signora in nero lo attende. Dietro una curva bastarda, in leggera salita, chi è dietro non vede cosa c’è oltre. Marco scivola, Edwards e l’amico Valentino Rossi non possono evitarlo e il cuore di Marco smette immediatamente di battere e la sua vita scivola sull’asfalto come il suo casco, che lascia scoperti quei ricci segno distintivo del campione di Coriano. Quei ricci che una settimana dopo non saranno che cenere.

Paolo Simoncelli, padre di Marco, è distrutto, demolito, devastato. Avrebbe voluto esserci lui, al posto del figlio. Dopo il funerale, il telefono di Marco è staccato, non risponde più nessuno alle innumerevoli chiamate che riceve. Ma in quel di Ascoli, c’è un ragazzino testardo che vuole mantenere una promessa. Kevin ha visto in diretta l’incidente di Marco, le urla di Guido Meda, le lacrime dell’amico Paolo Beltramo nel dare l’annuncio della scomparsa, Kevin ha visto tutto e forse inconsapevolmente sente di dovergliele davvero, a Marco, quelle olive. Una cifra, poi un’altra e un’altra ancora ed il numero è composto. Uno squillo, due, tre e dall’altra parte ecco una voce. Paolo Simoncelli.
Kevin gli racconta tutto e Paolo, quasi sorpreso sta ad ascoltare quella voce dolce, innocente, di un ragazzino di dodici anni. «Voglio portarti quel regalo» gli dice Kevin e quando Paolo si lascia scappare un «Vieni quando vuoi» la gioia è immensa. Il giorno dopo, alle otto del mattino, Kevin busserà alla porta di Paolo Simoncelli, con quel piatto di olive. E da quelle olive nasce la storia di Kevin Sabatucci. Perché Kevin fa scattare qualcosa nella testa di Simoncelli e da quel giorno, da quel piatto di olive, ha luogo l’inizio della SIC 58 Squadra Corse. Già, perché Kevin è un pilota, un motociclista, un rider, ed il sogno è quello di proseguire sulle orme di Marco con idolo quel Valentino Rossi che, suo malgrado, si è trovato coinvolto nella morte dell’amico col numero 58.

Paolo Simoncelli da quel momento rimane in contatto con Kevin e la sua famiglia, mentre Kevin completa un’altra stagione in MiniGp con risultati non del tutto soddisfacenti, tuttavia con un mezzo per niente all’altezza della situazione, spesso a terra nel tentativo di andare oltre i limiti della moto, a sfruttare tutte le abilità della propria tuta; quella tuta su cui nel frattempo ha fatto capolino uno sponsor, quel Pascucci che per Marco ha dato tanto. Terminate le trasferte con l’immancabile camper, alla presenza sempre più puntuale di Paolo Simoncelli, l’inverno del 2012 è il punto di svolta della giovane carriera di Kevin Sabatucci. In pochi lo sanno, ma dall’anno successivo, la SIC 58 Squadra Corse sarà realtà ed il sogno di Kevin proseguirà con quei colori, quei colori tanto cari a Marco Simoncelli. Alla presentazione del team, durante il “Buon Compleanno Sic”, il bagno di folla è tutto per la famiglia Simoncelli, ma su una delle due moto presenti, Kevin sogna, una serie di viaggi mentali a pensare a quanto un semplice incontro abbia cambiato il corso della sua vita. E un numero, il numero 85, scelto da Kevin dopo il 46 usato in minimoto e minigp perché «non ce l’ha nessuno», ma i più attenti non possono non notare che le due cifre, siano le stesse del numero di Marco.

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L’obiettivo, per la prima stagione, è divertirsi. Divertirsi, perché le aspettative non sono alte, il team è al primo anno, le moto, seppur nuove fornite da Fausto Gresini, non sono una certezza e per Kevin è tutto nuovo, le piste del mondiale, il mezzo, la pressione, tutto. E Sabatucci affronta tutto col sorriso, con quella faccia da «piccolo bastardo», come definito nell’ilarità generale da Guido Meda durante la presentazione, che per correre deve andare bene a scuola, altrimenti «mamma non mi fa correre». Un sorriso spontaneo, quello di Kevin, un sorriso che lo accompagna sia nelle vittorie che nelle sconfitte, perché lui, a 14 anni ormai, vuole divertirsi. Ma il pilota ha due facce, quella pulita, sorridente al di fuori della pista e quella da vero, non piccolo, bastardo in gara. Kevin ha talento e sa di averne, Paolo Simoncelli – inutile negarlo – in lui rivede suo figlio e nell’armonia generale i risultati arrivano fin da subito. Come le lacrime.

Un ottavo posto all’esordio è il preludio all’incredibile. Incredibile, assurdo, folle, perché Kevin Sabatucci sotto il diluvio di Imola, alla sua seconda gara in PreGp, si porta a casa il primo podio e la prima vittoria assoluta della SIC 58 Squadra Corse. Le lacrime scendono copiose dai volti più vicini a Marco, mentre Kevin sorride, si diverte e nell’inconscio sa di aver compiuto una grande impresa. La stagione prosegue tra alti e bassi, ma Kevin va avanti per la sua strada. Vuole imparare e divertirsi. Tempo un anno e nel paddock è amico di chiunque, un sorriso, un abbraccio e due risate non le nega a nessuno e con quell’imprescindibile forza d’animo, Kevin chiude da vice campione la stagione d’esordio nel CIV PreGp.

Il 2014 inizia come l’anno dei risultati. La categoria è la stessa, cambia solo la denominazione da PreGp a PreMoto3, il team è lo stesso, ma cambia il compagno di squadra, che da Mattia Casadei diventa Tony Arbolino, campione in carica della categoria. Ma alla prima gara al Mugello, in un misto di significati, è il 15enne di Ascoli a trionfare da solo, sul rettilineo principale, al termine di una gara dominata dal primo all’ultimo giro. E’ trionfo per Kevin, che col solito sorriso si presenta sul podio, cappello Dunlop girato al contrario, cappello della SIC 58 sopra quello Dunlop ed una gioia incredibile per un ragazzino che sente di poter inseguire il proprio sogno.

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Il giorno successivo, la storia è sempre la stessa. Kevin è nel gruppo di testa e può bissare il successo del giorno prima, ma il destino la pensa in maniera differente. Il più classico dei salti di catena spezza i sogni di Sabatucci, vince Arbolino che si invola verso la vittoria del campionato, mentre per Kevin è una stagione difficile tra problemi alla moto e qualche errore, fino all’ultima gara, sempre al Mugello, il cui terzo posto in gara 2 vale quasi quanto una vittoria. Un terzo posto stupendo che però passa quasi in secondo piano perchè la vera notizia è un’altra. Kevin, nel 2015, sarà in Moto3 nel CIV con la SIC 58. Un sogno che si avvera, un primo passo verso quello che è il sogno di ogni pilota, di ogni ragazzino di 12 anni che sogna di diventare un motociclista: il campionato del mondo. Purtroppo, il destino ha altri piani e questi piani non prevedono momenti facili per Kevin. La stagione infatti comincia con quattro zeri consecutivi, tra inesperienza e voglia di strafare per cercare un risultato buono, a fronte di una moto non sempre all’altezza della situazione. Il tabellino si sblocca a Imola, in una condizione ambientale ai limiti tra l’epico e l’impraticabile, con oltre 40° gradi di temperatura, Kevin conclude settimo ed ottavo nelle due gare e la dimostrazione di poter valere il CIV Moto 3. La tensione, però, è tanta e Kevin non riesce ad esprimere al meglio le sue potenzialità. Qualcosa si è rotto e Sabatucci, che sul bagnato solitamente di problemi non ne ha, al Mugello sotto la pioggia gira ad oltre 10 secondi al giro dal primo e ciò nonostante scivola. La stagione si conclude con un quindicesimo posto, con Kevin consapevole però di aver sempre dato il 100% e quindi, giustamente, in pace con sé stesso.

Tuttavia, Paolo Simoncelli è di un diverso avviso. Kevin torna nel box al termine della gara 2 e non fa tempo a togliersi tuta e guanti che riceve una notizia. Dall’anno successivo, non farà più parte della SIC 58. Una scelta, ma per chi ha sempre messo il cuore oltre l’ostacolo è una mazzata terrificante. E Kevin perde il sorriso. Quel sorriso che si trasforma in lacrime, lacrime di dispiacere, lacrime di rabbia. Perché Kevin per Simoncelli ha sempre corso gratis (nelle altre squadre molti altri piloti pagano per correre). E Sabatucci, nonostante i 16 anni, è intelligente e sa che la sua carriera rischia concretamente di chiudersi qui. La sua famiglia fa i salti mortali già solo per seguirlo e sicuramente non può permettersi di pagare un team per farlo correre. E trovare sponsor, di questi tempi, è quasi più difficile del sei al superenalotto. Rialzarsi è difficile e lanciarsi nello sconforto è molto, molto più facile che provare ad andare avanti. Il sogno di una vita che si spezza, senza che tu possa fare nulla. Quel sogno per cui hai sempre dato tutto te stesso, quel sogno vincolato ai soldi, i soldi degli sponsor per correre, i soldi che ogni team chiede, per correre.

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Ma Kevin non è uno qualsiasi. E di arrendersi non ne ha la benché minima intenzione. Una settimana con gli amici di sempre a dimenticare l’anno appena terminato, il sorriso ritrovato ed inizia la pianificazione per la stagione successiva. Servono gli sponsor, servono 50 mila euro per essere sicuri di correre nel CIV. Serve l’aiuto di tutti, famigliari, parenti, amici e tifosi. Quei tifosi che, per aiutare Kevin e la sua famiglia istituiscono una postepay per trovare qualche soldo. Ma non basta ed il tempo passa. Arriva dicembre e Kevin, nel frattempo, non può che allenarsi e sperare, sperare che qualcuno creda in lui, nel suo sogno. Ed un giorno di dicembre, il piano prevede l’allenamento a Fermo, in sella al proprio Motard. Quel famoso destino, però, ha un altro tipo di piano. Perché a Fermo ci sono Matteo Baiocco e Stefano Giraldi, pilota sbk e team manager di un neonato team di Pitbike, il Quarta Piena Racing Team, che si allenano in vista della stagione. Kevin è sfacciatamente sfacciato, Matteo lo conosce e provare la Pit è l’ultimo dei problemi. Sabatucci si diverte, ma come al solito, va pure decisamente forte. E da quel giorno, Kevin non scenderà più da quella pitbike, che dal numero 22 diventerà la numero 85, la PitBike Yes di Kevin Sabatucci, con l’impegno nel Campionato Tirreno Adriatico 2016, in attesa di trovare, forse, una sella in Moto3.

Il primo appuntamento è a Latina ed il risultato è abbastanza soddisfacente. Pole Position, Vittoria e Giro più veloce in entrambe le gare. «Andiamo a fare l’italiano» è il commento a caldo del team manager Stefano Giraldi, ed a metà marzo, in concomitanza coi test del CIV a cui Kevin non partecipa non avendo ancora un team, camper in autostrada e viaggio fino ad Adria, pista mai vista. Il sabato, giorno di libere, Kevin assaggia l’asfalto dell’Adria International Circuit. Un taglio abbastanza rilevante al mento non lo ferma, ci vorrebbero i punti, ma un cerotto basta ed avanza per firmare, al primo giorno, il record ufficioso della pista. La domenica, sono due vittorie piuttosto nette. Kevin sa ancora vincere e quella vittoria ha un sapore speciale, il sapore di due rivincite, la rivincita di Kevin, che dimostra agli addetti ai lavori di essere ancora in grado di far bene, sconfiggendo il campione italiano ed europeo, e la rivincita di un team privato, snobbato da tutti, che con un gran pilota realizza una stratosferica doppietta. Un weekend stupendo, anche per chi, alla prima volta, si presenta ad osservare. Ed il sorriso con cui Kevin saluta chiunque vale il prezzo del biglietto. Una straordinaria voglia di vivere, di far bene, unità ad una solarità senza pari, difficilmente attribuibile a chi, ad un mese e mezzo dall’inizio del campionato italiano, non ha ancora una moto o gli sponsor per correre.

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E da quel momento è una corsa contro il tempo. Trovata la moto, trovato il team, manca solo il budget. Ed il semaforo verde arriva definitivamente a metà aprile, in quel di Ottobiano, per il secondo appuntamento dell’italiano Pitbike. Dominato, ancora una volta. La notizia stupenda è che la federazione Italiana inserisce Kevin nel programma #madeinciv. L’iscrizione è fatta ed ora bisogna solo andare a provare la moto. Una KTM, completamente diversa dalla precedente Ftr, la moto dei sogni di Kevin, la moto, dei sogni di chiunque nel CIV. Il primo appuntamento è a Vallelunga a metà maggio e l’idea sarebbe di provare la moto il primo weekend del mese. Ma è sempre il destino a pensarla in maniera diversa. E il destino, sotto forma di previsioni del tempo, dice pioggia. Tanta pioggia. La trasferta non si organizza, non avrebbe senso rischiare di non girare spendendo soldi per viaggio e noleggio della pista. Tutti a casa. Non cadrà neanche una goccia.

Di conseguenza, il primo appuntamento del CIV è poco più che un test per Kevin ed il Gazzola Racing, uno dei primi team a credere in Sabatucci, con l’accordo finalizzato una volta trovata la moto ed il relativo budget. Sarà solo il giovedì prima della gara a dire se Kevin avrà buone possibilità di far bene. Guidare la KTM non è uno scherzo, rispetto alla FTR e tutti coloro che si sono trovati a doversi adattare sono scivolati nel corso dei test. Per Kevin però questo non è per niente un problema. Già l’esserci, dopo un inverno passato sul filo del rasoio, è per Sabatucci motivo di grande gioia e lo si può notare già solo parlandoci per due minuti. Come se non bastasse, però, a complicare la questione ci si mette il meteo. Il tempo variabile fa si che la pista al primo turno sia umida, Kevin entra con la testa e giro dopo giro migliora decimo dopo decimo, completando il lavoro della mattinata.

Al pomeriggio è asciutto ed i tempi si abbassano. Quelli degli altri, ma anche e soprattutto quelli di Kevin che, cronometro alla mano, è tra i primi 7/8. Ma il destino vuole divertirsi e nonostante l’attenzione di Sabatucci nel non voler far danni, ecco la scivolata. Dalla tribuna, però, non si vede niente. Lo si capisce quando la moto, al momento tutta nera, guidata da una “macchia” giallo fluorescente non compare più. Mille pensieri per la testa di tutti, a partire dai famigliari giustamente preoccupati, ma abituati, passando per chi, alle prime volte in pista, non sa cosa aspettarsi. E l’unica visione che può sollevare è il veder tornare lo stesso Kevin, in perfetta forma, con la moto, questa purtroppo abbastanza mal ridotta. Mal ridotta la moto, in perfette condizioni il pilota. E col sorriso, quel sorriso di sempre, quasi a voler dire: «Sì, l’ho fatta grossa», ma a differenza del passato, Kevin si diverte ed è consapevole dei propri mezzi. Così, dopo una serata di lavoro dei tecnici, ecco la moto di Kevin nuovamente in buone condizioni, con la nuova colorazione, quella definitiva.

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Arriva il venerdì, arrivano le prime qualifiche ufficiali della stagione. Ed il transponder, stavolta non il cronometro manuale, dice che Kevin è decimo, ad un secondo preciso dal primo. Un decimo posto, è vero, nulla di trascendentale, ma è un decimo posto che vale, vale perché senza un km di test, al secondo giorno su una moto nuova e con un assetto incognita, vale davvero. Così come vale, per quel poco che può contare, il primo posto provvisorio nella qualifica 2 umida, prima di una scivolata innocua. Kevin c’è e vuole dimostrare il suo valore, ma è sempre quel “bastardo” del destino a farla da padrone e stavolta vuole divertirsi per davvero. Perché proprio quando sembrava asciugarsi la pista, ecco che si scatena il diluvio. L’acqua continua a scendere e la pista in alcuni tratti sembra quasi essere più navigabile di un qualsiasi fiume. Ed i piloti della Moto3 devono navigarla, su due ruote, ed a oltre 200 orari.

Ed è così che nello scetticismo generale, Kevin scatta dalla 10° posizione e si insedia fino all’ottava. Da quel momento, quasi fosse Mozart o Beethoven a dirigere l’orchestra, ecco il valzer, il valzer delle scivolate. Prima Pagliani, poi Sintoni e Carraro. Kevin sta gestendo la situazione, con un passo tranquillo senza forzare. È troppo importante arrivare e prendere punti e fiducia, ma sul bagnato sbagliare è un attimo. A 201 orari, Kevin perde il davanti al curvone e con quella scivola via un quarto posto, col senno di poi, pressoché certo. In tribuna, nel non vedere Kevin o replay, si scatenano sempre le diverse reazioni: chi impreca, chi in silenzio assiste alla fine della gara e chi invece abbandona la tribuna, in attesa del ritorno di moto e pilota. Ritorno che stavolta si fa attendere e sotto al diluvio, non si può che andare ad aspettare ad ingresso pista che il carro attrezzi riporti indietro il pilota. Finalmente, con sospiro di sollievo, ecco comparire la tuta giallo fluo, basta un cenno ed un sorriso, tirato, ma è quanto serve per ripartire, per pensare a quanto bene si stava facendo e quanto bene si possa fare in futuro. A partire dal giorno successivo. Sull’asciutto.

Sull’asciutto. Kevin si schiera in griglia con le slick, il cielo non promette nulla di buono, ma la gara è asciutta. Ah già, c’è il destino che continua a volersi divertire. Parte il giro di ricognizione e si scatena un diluvio universale, che a confronto, con tutto il dovuto rispetto per le Sacre Scritture, Noè avrebbe dovuto lavorare di più nel 2016 che allora. La pista è allagata e Kevin è in versione asciutta. La tuta antipioggia è andata persa in gara 1, ma casco da bagnato e saponette sono nel camper. Così tra chi di corsa e in motorino a prenderle, chi a coprire la moto, chi a cercare di tenere all’asciutto il casco ed i guanti, l’acqua bagna chiunque. Tranne il pilota, perché lui, l’acqua, la prenderà in gara.

Bagnati fradici, il via di gara 2 è simile a quello della prima. Kevin segue a distanza il gruppo dei primi e gira sugli stessi tempi. La tabella indica P6 e quando mancano 3 giri al termine, con un vantaggio abissale sugli inseguitori, è tempo per Sabatucci di alzare il ritmo, non prendere rischi e portare a casa il risultato. È un grande applauso quello che aspetta Kevin prima sul traguardo e poi al box, un grande applauso per la gestione di gara impeccabile, perché al quarto giorno in sella ad una moto nuova, per chiudere sesti sul bagnato ci vuole talento. E palle, tante. E stavolta, il famoso sorriso è qualcosa di più che quello tirato di gara 1. Un sorriso che scaturisce in un abbraccio, coi meccanici, con gli amici, coi famigliari. Ma un abbraccio virtuale a tutti quelli che hanno dato una mano ad essere in pista, in pista a dimostrare il proprio valore, vivendo un sogno. Un sesto posto che vale davvero tantissimo. Non c’è il podio, non c’è la vittoria, ma per chi sa i sacrifici fatti per essere al via a Vallelunga, è facile dire, seppur sembri retorico, che vale come una vittoria, quella vittoria che per questa stagione consiste nel dimostrare quanto Kevin possa fare bene, se messo in condizione, di far bene.

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Un mix intenso di emozioni, quelle emozioni che stando a stretto contatto con un pilota, e Kevin nello specifico a maggior ragione, percepisci fin dal primo giorno, dal primo momento. Un ragazzo normale con una passione, una passione che, prima o poi – si spera – diventerà un lavoro, ma rimarrà sempre quel sogno di un bambino. Un ragazzo normale, appunto, ed alla mano, in una famiglia, quella del paddock del CIV, che accoglie sempre chiunque abbia questo tipo di passione. «Quello che non ti uccide, fortifica», è una famosa frase che spesso, quando non sappiamo cosa dire, continuiamo a ripeterci nella speranza che allevii il dolore che proviamo. Quel dolore che Kevin ha provato per sette mesi, quei mesi in cui è stato lontano da quello che ama. Perché non si tratta di una semplice moto. Essere un pilota, un rider, significa vivere in simbiosi con il proprio mezzo, trattare la moto come se fosse una fidanzata, prendersene cura e quando impegnati, sfruttarla al massimo, perché sia soddisfatto sia il pilota che la moto. Sensazioni indescrivibili, che difficilmente possono essere spiegate attraverso la scrittura. Emozioni uniche da provare almeno una volta nella vita, emozioni che Kevin non ha potuto provare per sette mesi, i sette mesi più lunghi della sua breve vita. Sette mesi che però hanno temprato ancora di più il carattere di un ragazzo, come già scritto, normale, umile. Un ragazzo che se incontrato per strada, potrebbe essere chiunque, un genio informatico, un semplice operaio o un futuro direttore di azienda, ma invece ha scelto la carriera di pilota. E già solo per questo, l’ammirazione di chi osserva è tanta. Perché i piloti, in tutte le loro possibili sfaccettature a seconda del carattere, sono esseri unici. Sono persone come le altre, che quando salgono sulla propria moto si trasformano, per tornare – poi – i ragazzi di sempre una volta scesi.

Tornando nel particolare, Kevin Sabatucci non è un pilota qualsiasi. Perché quando con il solo tuo “essere” riesci a far costruire un team al padre di un ragazzo scomparso correndo, vuol dire che sei speciale. Speciale, perché persone che ti conoscono da poco possono testimoniare quanto a proprio agio le faccia sentire solo con la presenza. E chi esperienze del genere non le ha mai vissute non può che esserne meravigliato, stupito, affascinato. Affascinato, come Kevin era quel giorno di gennaio del 2013 alla presentazione della SIC 58. Affascinato, come Kevin è sempre stato salendo su una moto, dando il gas un attimo prima degli altri. Affascinato, come Kevin sarà quando e se il futuro lo vedrà impegnato ancora in sella ad una moto.

Una storia d’amore, quella tra Kevin e le moto che difficilmente avrà una fine. Una storia capace di far spendere soldi a persone esterne per far vivere a Kevin il suo sogno. Una storia che non può che far innamorare chiunque si consideri appassionato di questo meraviglioso sport. Sorridere, la migliore medicina contro qualsiasi problema. Quella medicina che Kevin ha dentro di sé, quella voglia di vivere da fare invidia a chiunque, assieme a quella voglia di emergere degna dei campioni. Sorridiamo, nello scrivere questo racconto. Come sorrise Kevin nel vedere Marco Simoncelli quel giorno. Come sorride Kevin quando si mette la tuta e va incontro al proprio destino, non sapendo quale sia, sapendo però, che quel destino è in sella ad una moto. Sorride Kevin, mentre – nel frattempo – continua a sognare.

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Foto del profilo di Andrea Menozzi
Nato con la benzina nel sangue, nel mito di Ayrton Senna. Ancora alla ricerca della propria strada scrive di sport, motori in particolare.
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